Carciofo

Cenni storici

Il primo nome botanico attribuito alla pianta di carciofo è stato Cynara scòlymus L. Il nome del genere è legato a mitiche leggende, sembra derivi da “cinis” e secondo Columella, deriva dalla consuetudine di concimare con la cenere i terreni destinati ad ospitare le piante di carciofo. Secondo la mitologia latina deriverebbe da Cynara una bella fanciulla dai capelli color cenere che venne trasformata in carciofo da Giove innamorato. Alcuni autori suggeriscono una analogia con il colore grigio-verde della pianta stessa.

Il nome scòlymus, invece, deriva dal greco e significa appuntito, alludendo probabilmente alla forma appuntita di alcuni tipi di carciofo.

L’etimologia del nome comune è diversa per le varie lingue. In particolare il termine italiano carciofo derivere dall’arabo “harsaf”, “harsûf”; dall’arabo deriverebbe per aggiunta dell’articolo “al” anche il termine spagnolo alcachofa e quello portoghese alcachofra.

Dal greco-siciliano “cacton” deriverebbe il termine neolatino “articacton”, usato in passato al Nord Italia ma ormai in disuso. Dal neolatino “articacton” prende origine il termine francese artichaut e l’inglese artichoke.

Dal greco classico “kunara” deriverebbe il termine latino “cinara” e da questo, per aggiunta del prefisso “ag” che serviva a rendere più semplice la pronuncia è derivato il termine greco moderno agcynara ed il turco enginar.

Gli studi linguistici ed i documenti storici evidenziano l’antica origine mediterranea del carciofo.

Testi greci dall’8° secolo a.C. al 1° secolo d.C. che riportano descrizioni delle parti consumate della pianta, dimostrerebbero la grande antichità della coltura del cardo, del carcofo o del suo (suoi) progenitore.

Columella, il miglior agronomo latino (inizi 1° secolo d.C.), nel De Re Rustica, è il primo a fornirci la descrizione di una pianta che molto verosimilmente corrisponde a quella del carciofo.

Sembra comunque improbabile che la pianta nota agli antichi popoli mediterranei corrispondesse all’attuale carciofo. È più probabile, invece, che la conoscessero come pianta commestibile raccolta allo stato selvatico oppure coltivata in un tipo a foglie spinose, come fa intendere il significato del termine scòlymus.

L’areale d’origine sembra essere il Bacino del Mediterraneo, compreso tra le Isole Canarie, Madeira, l’arcipelago delle isole Egee, Cipro, l’Africa settentrionale compresa l’Etiopia e la parte turca delle coste del Mar Nero, luoghi in cui ancora oggi si trovano altre specie di Cynara spontanee.

In Italia, la presenza di numerose popolazioni selvatiche nelle vicinanze degli insediamenti etruschi di Cerveteri, fanno supporre che da questa zona, ad opera proprio degli Etruschi, abbia potuto avere origine il carciofo come pianta coltivata. Ma è nell’Italia meridionale che sicuramente ha avuto origine l’opera di miglioramento del carciofo. Da qui, successivamente, la coltivazione si diffuse verso nord: risalgono alla seconda metà del 1400 le notizie della presenza della coltura a Napoli, introdotta forse dagli spagnoli che controllavano Napoli dal 1442 o piuttosto dalla Sicilia che era sotto dominio spagnolo già dal 1285.

In Toscana è stato introdotto a partire dal 1466 col nome di “frutto di Napoli”, l’espressione fa pensare ad una provenienza campana. A Venezia viene segnalato con certezza nel 1493.

In Francia si hanno notizie della sua diffusione a partire dai primi anni del XVI secolo, successivamente compare nel Regno Unito all’epoca di Enrico VIII.

Negli USA fu introdotto probabilmente alla fine del 1700 dagli immigrati, prima nei pressi di New York, poi, in Florida, Louisiana e California.

La coltivazione del carciofo è però ancora oggi principalmente attuata nei Paesi del Bacino del Mediterraneo; fuori da esso segue le orme degli emigrati.